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Roverè Veronese vs San Rocco di Piegara

Questo post è una riflessione su alcune frasi che – puntualmente – vengono riprosposte ad ogni tornata elettorale.
Ho infatti sentito da una parte il trionfo del compaesano “finalmente un sindaco di Roveré; adesso sì che tirerà su il paese” mentre dall’altra una certa delusione trapelava in un “accidenti questa volta non sarà più nostro. La vedo brutta“.
San Vitale e San Francesco non pervenuti.
Sapendo benissimo che alcuni di voi staranno pensando che mi sia bevuto il cervello, voglio potervi sottoporre una semplice immagine che riassuma questo concetto.

A questo punto alcune domande.

E’ solo una mia impressione, o tra San Rocco e Roverè c’è qualcosa che va al di là del semplice campanilismo?
Perché i due paesi non riescono ad essere uniti nell’essere gruppo sotto una stessa bandiera?
Perché un abitante di Roveré non si sente appartenere a San Rocco e viceversa?
Di contraccolpo mi posso anche chiedere: perchè San Francesco e a San Vitale non li considera nessuno?

Ovviamente tutto questo al momento è solo una mia impressione, quindi nel caso in cui non la reputiate corretta e/o addirittura fuori luogo, qui sotto troverete tutto lo spazio per fare commenti a proposito.
Se invece è come dico io. Beh ragazzi è ora di organizzare una grande tavolata tutti assieme (e quando dico tutti, intendo proprio tutti). D’altronde molto spesso i grandi avvenimenti della storia sono stati fatti proprio attorno ad un tavolo.
Magari la facciamo proprio a San Vitale o a San Francesco che hanno delle belle piazze grandi.

 
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Pubblicato da su maggio 5, 2011 in Idee

 

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Lo Schifopuscolo

Sono giorni in cui ricevo molti messaggi.
Persone, paesani che nei miei articoli hanno ritrovato forse il gusto della critica e dell’ignoto. Poi ve ne sono altri ma di questi preferisco non parlarne.

Tra le domande più gettonate, spicca ovviamente la comprensibile “Chi sei veramente?”. Ah cari miei, per il momento impossibile saperlo.

La seconda più gettonata invece merita un certo spazio. Recita in questo modo: “Per quale motivo hai aperto il blog?”
La risposta è molto semplice: ho avviato questo blog a seguito della consegna dello Schifopuscolo (immagine in fondo a questo articolo).
Senza pretendere di essere esaustivo, voglio poter dare la lista dei passi e dei raffinati processi mentali che mi hanno portato a condividere in questo blog la mia idea di Roverè:

Passo 1 – Consegna in casa dello Schifopuscolo.
Passo 2 – L’ipotesi: l’ha portato un messo cumunale, quindi è una nuova tassa.
Passo 3 – Apertura dello Schifopuscolo e lettura del medesimo.
Passo 4 – L’ipotesi era sbagliata: no, non è una nuova tassa.
Passo 5 – Numble numble (nei fumetti la riflessione si denota in questo modo)
Passo 6 – Eureka! Ma questo non è altro che un accidenti di spot elettorale!
Passo 7 – Domanda: e chi l’ha pagato?
Passo 8 – Domanda 2: chi ha pagato il messo comunale?
Passo 9 – Raffinato processo mentale: se il nesso è comunale e la macchina è quella del comune…
Passo 10 – Altro raffinato processo mentale: se non sbaglio, il comune usa i miei soldi.
Passo 11 – #!?@#(mal parole) Con tutto quello che c’è da fare, usano i soldi per ‘ste minchiate! (da notare l’elevata cultura intrinseca di questo mio ultimo termine)
Passo 12 – Ennnnnno, questa volta non sto zitto.

Ed eccomi qui

 
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Pubblicato da su aprile 30, 2011 in Critiche

 

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Quest’estate? Si, cambiare!

Ci apprestiamo ad accogliere i caldi raggi solari dell’estate sulle nostre montagne e con loro la speranza di rivedere dei turisti.
Facciamo però un passo indietro, decine di anni fa in cui frotte di famiglie salivano dalla città alla montagna per trascorrere il periodo del sol leone. Tutti più o meno abbiamo sentito una frase di questo tipo: “Eh in quei tempi la corriera si fermava in piazza strapiena di gente. Tutti villeggianti. Gli affittavamo un paio di stanze ed erano contenti così. Tante volte il capo famiglia partiva la mattina e tornava la sera mentre la moglie e i figli rimanevano sù a godersi l’aria buona. In quei tempi sì che nel paese c’era gente!”.
Bei tempi; non c’è che dire.

Come ben sappiamo, da molti anni la situazione è drasticamente cambiata. A parte gli ultimi nostalgici – oramai quasi tutti in carrozzella-, nessuno più trascorre tempi così lunghi sulle nostre montagne.
Penso a molteplici fattori. Automobili più veloci permettono di raggiungere il Trentino molto più facilmente. E’ stato fatto molto poco per valorizzare la ricettibilità e l’accoglienza, soprattutto da parte degli approfittatori – si pensi ad esempio alle catapecchie che alcuni vorrebbero affittare come fossero attici a Porto Cervo (i cittadini non sono stupidi, ricordiamolo). Poi dentro ci possiamo mettere tutto ciò che si vuole: è cambiata la percezione della montagna, le persone sono divenute più pigre, andare sul Mar Rosso costa meno etc etc etc.

Ci si potrebbe però chiedere: e se avessimo sbagliato noi ad interpretare il nostro turismo?

Penso infatti che se ci togliessimo dalla testa di emulare il Trentino, riusciremmo a risollevare le sorti del nostro paese – e più in generale della Lessinia.
Parole d’ordine: mordi e fuggi, cordialità ma soprattutto inventiva.
Un esempio fra tutti di attività che ha seguito questa strada è il BoscoPark a Bosco Chiesanuova. Mi permetto anche di citare le coraggiose aziende agricole che negli ultimi anni hanno deciso di mettersi in proprio per vendere i loro prodotti: i loro formaggi, i loro insaccati, le carni, castagne etc etc. Senza andare a chiedere l’elemosina a nessuno, la percezione è che stiano tracciando un nuovo corso della nostra economia turistica.

Qui di seguito alcuni cenni che mi sono venute in mente. La speranza è che ad alcuni possa far accendere una lampadina interna.
Se qualcuno, inoltre, ha un’attività da segnalare, un’idea che gli frulla in testa e vuole comunicarla al sottoscritto mi contatti alla mail segnalata a destra, oppure su facebook.

 
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Pubblicato da su aprile 29, 2011 in Critiche, Idee

 

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Cattedrali nel deserto a Roverè veronese

Trova le differenze tra queste tre immagini.


E’ difficile; lo riconosco: le differenze sono così impercettibili da mettere in crisi anche i più grandi estimatori della settimana enigmistica.
Mentre immagino starete confrontando i dettagli delle tre con una lente di ingrandimento, sottoporgo una definizione che penso possa riassumere il concetto di fondo.

CATTEDRALE NEL DESERTO: La cattedrale nel deserto è, tipicamente, un’opera (spesso a carattere pubblico) realizzata in un contesto non sviluppato economicamente o socialmente. Tendenzialmente viene costruita con l’idea di sviluppare una zona depressa, ma, il più delle volte, si rivela unicamente un dispendio di denaro.

Analizziamo nel dettaglio il soggetto Percorso attrezzato alla Conca dei Parpari.

Selezione di alberi tristi (causa: abbandono)

Presenza di margherite bovine sul percorso chiuso (causa: abbandono)

Sempre sul percorso, presenza di monnezza abbandonata Napoli style (causa: indovinate?)

Incuria generale (a questo punto la causa penso sia intuibile)

La domanda a questo punto sorge spontanea: Che senso ha fare un progetto tanto impegnativo – si parla di decine di migliaia di euro – se poi lo si abbandona allo sfascio?
Non è che hanno usato i soldi della manutenzione per confezionare l’inutile schifopuscolo recapitato nelle nostre case, vero?

Detto questo, a tutti coloro che in questo momento staranno indirizzando improperi e/o ingiurie al sottoscritto (Cosa vuole questo qui? Come si permette di sputare nel piatto dove mangia? Bello sforzo, senza mettere la faccia! etc etc) lascio un altro paio di immagini – queste bellissime – delle nostre montagne al naturale.
Così come le precedenti, cliccate sopra le immagini per per ingrandirle.
Buon fine settimana e buona domenica delle palme a tutti.

 
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Pubblicato da su aprile 16, 2011 in Critiche

 

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